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giovedì 19 marzo 2015

Risultati workshop Multipolis: accompagnamento sociale per donne in grave marginalità, (Torino 2007)

I post sui risultati dei workshop Multipolis stanno suscitando molto interesse, con un numero di visitatori dell'esperienza di Udine che sfiora i 3.000 visitatori nella versione in inglese, mentre sono oltre 300 i visitatori dei post in italiano. L'interesse dimostrato mi fa piacere, e mi spinge a condividere altre sessioni di lavoro.
In preparazione del post sulla sessione di lavoro svolta a Padova ad inizio marzo, rilancio i risultati del workshop del 2007 relativo all'accompagnamento sociale per donne in condizione di marginalità. Fu un workshop letteralmente e materialmente aperto, ospitato appositamente in uno spazio di transito della Fiera Internazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità Melting Box, organizzata dal Comune di Torino.
La scelta logistica di posizionare il tappeto di lavoro in uno spazio aperto ha consentito a chiunque passasse di fermarsi e saltare materialmente nello spazio condiviso della sessione di lavoro.
Durante le varie simulate, i partecipanti hanno focalizzato la propria attenzione sui ruoli istituzionali, specificamente su asserzioni e pregiudizi legati al ruolo di pubblico ufficiale nell'incontro con la donna in grave marginalità.
Nelle singole simulate, i partecipanti hanno sperimentato la rappresentazione di diversi aspetti del ruolo di pubblico ufficiale: nessuno tra i partecipanti ha reputato una soluzione valida l'accompagnare, l'inviare e l'avvicinare le donne in difficoltà ai servizi, motivando tale posizione con l'aver provato durante il role-play:
  • un senso di inutilità e impotenza di fronte ai bisogni e alle richieste delle donne
  • un senso di auto-svalutazione di fronte all'impossibilità e/o incapacità di cogliere e comprendere la complessità dei bisogni portati dalle donne in difficoltà
  • un senso di incompetenza generale per la mancanza di informazioni sul funzionamento dei servizi di genere
Durante un'altra sessione di lavoro, il ruolo del pubblico ufficiale è stato esplicitamente richiamato nella situazione di un controllo documenti in un giardino pubblico. La condivisione al termine del gioco di ruolo ha evidenziato interessanti spunti di riflessione:
- il partecipante nel ruolo di pubblico ufficiale ha condiviso come i propri obiettivi di ruolo siano stati implitamente rappresentati secondo una modalità espulsiva rispetto ai bisogni espressi dalla donna in difficoltà:
- « … il mio unico obbiettivo (in qualità di pubblico ufficiale) era avere al più presto un giardino pulito, sicuro, e con nessun disturbo … »
- due partecipanti hanno giocato il ruolo delle donne in difficoltà hanno a loro volta chiaramente percepito tale modalità espulsiva vissuta ed esplicitata dal pubblico ufficiale, e hanno sviluppato due modalità relazionali e comunicative tra loro opposte:
- partecipante 1: « … me ne vado in silenzio, cercando di essere invisibile …»
- partecipante 2: « … vado in simmetria per difendere i miei diritti, non ho più null'altro da perdere, e al peggio passerò una notte al caldo in caserma …»
Un altro interessante aspetto è stato condiviso è relativo al fatto che, senza la competenza o la conoscenza di risorse specifiche di genere, l'indicazione del pubblico ufficiale per risolvere la situazione relazionale è stata di andare in ospidale. E' stato interessante per i partecipanti condividere come, in assenza di una preparazione specifica, la risposta a bisogni sociali specifici sia stata affrontata come problema di pubblica sicurezza in un primo momento, e come delega al sistema sanitario in seconda battuta. 
Focalizzando l'attenzione su questa situazione relazionale di specifici bisogni di genere, il gruppo aperto ha condiviso come il pubblico ufficiale abbia risposto al proprio senso di impotenza con una modalità espulsiva, che lungi dal risolvere la situazione, ne ha invece aggravato la percezione in termini di esclusione. Questo movimento del pubblico ufficiale ha così aperto a due possibili risposte relazionali della donna in difficoltà attraverso due posizioni tra loro complementari e reciproche: 
  • rendersi invisibili e scomparire, rinunciando così alla propria identità individuale
  •  andare in simmetria e rischiare l'arresto o il fermo, mettendo a rischio così la propria identità sociale
prossimamente: i risultati delle sessioni tenute a Padova sabato 7 marzo 2015 

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