Una tesi da leggere, di Teresa Natoli: la forza del circo contemporaneo non è mostrare corpi invincibili, ma rendere visibile la vulnerabilità
"Questo lavoro ha preso avvio da una domanda apparentemente semplice: quale ruolo svolgono il rischio, il pericolo e il fallimento nel circo contemporaneo? ... questi elementi non possono essere considerati esclusivamente come caratteristiche tecniche della pratica circense ... sono fenomeni capaci di coinvolgere simultaneamente dimensioni biologiche, percettive, sociali, culturali ed estetiche.
...
L'analisi del corpo come luogo originario della percezione, sviluppata attraverso il dialogo tra fenomenologia e neuro-scienze, ha evidenziato come l'esperienza circense si fondi su un rapporto profondamente incarnato tra performer e spettatore.
Il movimento dell'artista non viene semplicemente osservato, ma viene vissuto attraverso processi di partecipazione cinestetica e simulazione motoria che coinvolgono il corpo dello spettatore.
In questa prospettiva il rischio assume una funzione fondamentale: esso intensifica l'attenzione, amplifica la risposta emotiva e rende più forte la relazione inter-soggettiva che si instaura durante la performance.
Il corpo circense emerge così come un dispositivo privilegiato di comunicazione."
Queste parole segnano l'inizio delle conclusioni della tesi di Teresa Natoli "Corpo circense, rischio, percezione: un sistema unico", e seguono le molte altre che le precedono:
"Il circo è un'arte che nasce dall'incontro tra corpo, rischio e sguardo. Fin dalle sue forme più antiche, esso ha costruito la propria identità attraverso pratiche capaci di mettere in discussione i limiti ordinari dell'esperienza umana, esponendo il corpo a situazioni di instabilità, vertigine e pericolo ...
In una società che tende simultaneamente a controllare e a spettacolarizzare il rischio, il circo appare come uno spazio privilegiato in cui tali tensioni diventano visibili e vengono rielaborate attraverso il linguaggio del corpo ...
Sulla soglia tra il mondo reale e illimitato dell’esperienza e quello verbale delle parole scritte, delle righe e dei paragrafi ci si trova di fronte alla vertigine di poter scegliere un sentiero da percorrere per scoprire qualcosa che non sapevamo, per arrivare a una meta anche se ancora non sappiamo esattamente quale essa sia, rinunciando inevitabilmente ad altre strade.
Accogliamo quindi il mistero, prendiamo un respiro e scorgiamo la possibilità e la direzione di un primo passo, esattamente come un funambolo, un trapezista, oppure, senza andare troppo lontano e soprattutto troppo in alto, come un bambino che impara a camminare, piangere, sorridere, insomma a interagire col mondo circostante..."
"... Forse è qui che risiede la forza del circo contemporaneo: non nel mostrare corpi invincibili, ma nel rendere visibile la vulnerabilità condivisa che accomuna artisti e spettatori. In un mondo che ricerca costantemente il controllo, il circo continua a ricordarci che l'equilibrio non è uno stato permanente da raggiungere, bensì un processo continuo di negoziazione con il vuoto, con il rischio e con la possibilità della caduta..."
...
“Corpo circense, rischio, percezione: un sistema unico” è il titolo della tesi di Teresa Natoli che ho avuto l’onore di seguire per la sua Laurea Triennale per Artista di Circo contemporaneo per il corso Psicologia dello sport e della performance.
Quelli che avete appena letto sono alcuni brevi estratti della sua tesi di laurea, la cui versione completa è disponibile qui:
Una tesi che merita davvero di essere esplorata con cura.
Un saluto di gratitudine per quanto condiviso e scambiato e appreso, un augurio grande di buon tutto a Teresa.
...
Foto mia della litografia originale di Henry de Toulouse-Lautrec "Travail de tapis"






.jpeg)


Commenti
Posta un commento